i risultati del referendum

Cosa succederà se i risultati del referendum premieranno il “No”?

A prescindere da quelli che saranno i risultati del referendum, su una cosa tutti gli analisti sono d’accordo: il referendum rappresenta il punto di approdo di una fase della vita politica italiana iniziata due anni e mezzo fa.

Una delle critiche con cui Renzi ha più spesso dovuto fare i conti è stata quella relativa al fatto di aver reso quella che è una consultazione referendaria sulla Carta Costituzionale una sorta di referendum su se stesso e sull’operato del suo esecutivo.

Questa personalizzazione dei risultati del referendum è considerata un grave errore strategico anche da parte di chi appoggia il premier ed è anche per questo che molti si domandando, in Italia e al di fuori di essa, quali potrebbero essere le conseguenze in caso di una vittoria del “No” il 4 dicembre.

Se il giorno dopo, i risultati del referendum dovessero aver decretato la sconfitta di Renzi, che cosa accadrebbe sul piano politico e su quello finanziario?

Le dimissioni di Renzi sono quasi certe

Nel caso in cui i risultati del referendum dovessero sorridere al fronte del “No”, appare quasi certo che Renzi si recherebbe al Quirinale per rimettere il mandato nelle mani di Mattarella.

Tale strada appare obbligata per due ordini di motivi: Renzi stesso, anche in questi ultimi giorni di campagna referendaria, ha in modo indissolubile legato il proprio destino politico ai risultati del referendum e quindi apparirebbe davvero poco coerente un suo rimanere a Palazzo Chigi.

In secondo luogo, alla luce di risultati del referendum negativi, il suo sarebbe un esecutivo ormai destinato al logoramento e continuamente sottoposto agli attacchi delle opposizioni, che i risultati del referendumavrebbe ottime argomentazioni per tacciarlo di non avere una legittimazione popolare, ma anzi di essere stato sfiduciato nel referendum, con la bocciatura della sua riforma costituzionale.

Un esecutivo tecnico con la vittoria del “No”.

Nel caso in cui i risultati del referendum dovessero decretare la fine dell’esperienza di governo per Renzi, le elezioni subito sarebbero opzione di difficile realizzazione.

L’idea dell’attuale premier sembra infatti quella di accettare la creazione di un esecutivo di scopo, avente come compiti precipui quelli di condurre in porto la Legge di Stabilità e di cambiare la legge elettorale, con l superamento dell’Italicum.

Raggiunti questi due scopi, nella mente di Renzi si dovrebbe andare subito ad elezioni, possibilmente nella primavera del 2017.

Il motivo di tale strategia sta nel fatto che in questo modo Renzi potrebbe presentarsi alle elezioni come l’unico in grado di garantire una stabilità al paese, che nelle sue speranze dovrebbe uscire però psicologicamente stanco dall’ennesimo governo tecnico/di scopo della storia repubblicana.

Elezioni subito per mantenere il timone all’interno del PD

Ma c’è anche un altro motivo che spingerebbe Renzi ad andare nel più breve tempo possibile ad elezioni anticipate in caso di risultati del referendum a lui sfavorevoli e di creazione di un governo tecnico in sostituzione dell’esecutivo che lui guida in questo momento.

Tale motivo va ricercato nella impellente necessità di non dare tempo alla minoranza del PD di riorganizzarsi e di manovrare in Parlamento per far slittare la data delle elezioni fino alla naturale scadenza della legislatura e quindi avere modo di arrivare al Congresso Nazionale del Partito Democratico con un segretario ormai indebolito e che potrebbe così essere costretto a lasciare la guida del PD e a farsi da parte.